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Backup sì, ma lo hai mai provato a ripristinare?

Avere un backup non basta. La vera domanda è: se domani mattina i tuoi dati sparissero, saresti in grado di recuperarli davvero? Ecco cosa controllare.

Backup sì, ma lo hai mai provato a ripristinare?

Lasciami indovinare.

Da qualche parte nella tua azienda gira un sistema di backup. Magari è sul NAS in sala server, magari è su un cloud che ti ha configurato qualcuno anni fa. Ogni tanto vedi una notifica che dice “completato” e vai avanti con la giornata.

Bene. Il problema è che probabilmente non sai se funziona davvero.

E no, non lo dico per spaventarti. Lo dico perché è esattamente la situazione in cui si trovano la maggior parte delle aziende con cui lavoro.

Il backup che non ha mai salvato nessuno

Ho visto sistemi di backup girare regolarmente per mesi. Notifiche verdi, log puliti, tutto apparentemente a posto. Poi un giorno qualcosa va storto - un ransomware, un disco che cede, un file cancellato per errore - e si scopre che i dati ripristinati sono corrotti, incompleti, o peggio ancora: mancanti.

Nessuno se n’era accorto perché nessuno aveva mai fatto una prova sul serio.

Ecco la verità scomoda: un backup che non hai mai testato non è un backup. È una speranza.

Le tre domande a cui devi saper rispondere

Se anche una sola di queste ti mette in difficoltà, hai un problema da risolvere.

Di cosa stai facendo il backup, esattamente?

“Di tutto” non è una risposta. I dati della tua azienda sono sparsi ovunque: cartelle condivise, email, gestionale, file sui PC dei singoli, roba su SharePoint o OneDrive. Ogni pezzo va coperto in modo specifico. Se non sai cosa è incluso e cosa no, non sai cosa perderesti in caso di emergenza.

Ogni quanto gira il backup e per quanto tempo vengono conservati i dati?

Se il backup gira ogni 24 ore e ti accorgi del problema dopo tre giorni, hai già perso tre giorni di lavoro. Se i backup vengono conservati solo per sette giorni e un ransomware è rimasto silenzioso per dieci giorni prima di attivarsi - e succede, credetemi - hai perso tutto. La finestra temporale conta quanto la frequenza.

Quanto tempo ci vuole per tornare operativo?

Questa è la domanda che nessuno si pone mai prima dell’emergenza. Ripristinare 500 GB di dati richiede ore, a volte giorni. Se la tua azienda non può permettersi di stare ferma, devi saperlo adesso - non mentre i tuoi dipendenti ti guardano chiedendosi quando possono rimettersi a lavorare.

Una cosa che devi fare nei prossimi trenta giorni

Testa il ripristino.

Non serve simulare un disastro completo. Basta prendere una cartella, un file importante, e verificare concretamente che si riesca a recuperarlo, in quanto tempo, e in che stato arriva.

Fallo ogni tre o sei mesi. Documentalo. Scrivi chi ha fatto il test, cosa ha ripristinato, quanto ci ha messo. È una di quelle cose che sembra burocratica finché non ti salva davvero.

La cosa che quasi nessuno sa su Microsoft 365

Parentesi rapida, perché la vedo sbagliare spesso.

Se usi OneDrive, SharePoint o Teams, probabilmente pensi che i tuoi dati siano “già al sicuro perché sono nel cloud di Microsoft”. È una comprensione ragionevole ma parzialmente sbagliata.

Microsoft garantisce che il servizio funzioni. Non garantisce il ripristino dei tuoi dati se un utente cancella qualcosa per errore, se un ransomware cifra i file sincronizzati, o se succede qualcosa che va oltre i limiti del cestino integrato. Per quello serve una soluzione di backup separata, dedicata a M365.

È un dettaglio che può fare una differenza enorme.

La regola che uso come punto di riferimento

Si chiama regola del 3-2-1, ed è uno standard di settore semplice da ricordare:

  • 3 copie dei dati
  • 2 su supporti diversi (ad esempio server locale più cloud)
  • 1 in una posizione separata, fuori dall’ufficio

Non è l’unica strategia possibile, ma è un buon metro per valutare se quello che hai regge o ha dei buchi evidenti.

Per chiudere

Avere un backup attivo è già meglio di niente. Ma sapere che funziona, sapere cosa copre, e sapere quanto tempo ci vuole per tornare operativo - quello è tutta un’altra cosa.

Se non sei sicuro di almeno una di queste tre risposte, è il momento giusto per verificarlo. Prima che arrivi il motivo urgente per farlo.

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