Post-mortem. Come imparare dagli errori per crescere nei progetti IT
Il post-mortem e l’After Action Report aiutano i team a imparare dagli errori, migliorare i processi e crescere in ogni progetto IT.
Se lavori in ambito IT, in progetti complessi o anche semplicemente hai degli obiettivi da raggiungere, avrai sicuramente sentito parlare di post-mortem. È una pratica tanto semplice quanto potente, ma spesso sottovalutata.
Cos’è un post-mortem
Il termine può sembrare un po’ cupo (letteralmente significa “dopo la morte”), ma nel nostro contesto non c’è nulla di funereo. Un post-mortem è un’analisi che si fa dopo la conclusione di un progetto, un evento o un incidente per capire cosa ha funzionato, cosa no e cosa possiamo migliorare la prossima volta.
Non è quindi un processo di “caccia alle streghe”, ma un momento strutturato per imparare dagli errori e consolidare le buone pratiche.
Perché è importante
Fare un post-mortem porta diversi benefici:
- Memoria organizzativa: evitiamo di ripetere gli stessi errori, anche se i membri del team cambiano.
- Cultura del miglioramento continuo: non si tratta solo di chiudere un progetto, ma di crescere come squadra.
- Trasparenza: condividere apertamente cosa non ha funzionato aumenta la fiducia interna.
- Documentazione utile: diventa una base di conoscenza per i progetti futuri.
Come fare un buon post-mortem
Non serve un processo complicato. Ecco alcuni passi pratici:
- Raccogli i dati: tempi, metriche, bug, incidenti, feedback del team.
- Riunisci il team: crea uno spazio sicuro dove ognuno possa esprimersi senza paura di colpevolizzazioni.
- Analizza cosa è andato bene e cosa no: punti di forza e punti di debolezza.
- Individua azioni concrete: non solo “abbiamo avuto problemi di comunicazione”, ma “per il prossimo progetto useremo uno strumento unico di tracking”.
- Documenta e condividi: il valore sta nel lasciare una traccia per il futuro.
Errori comuni da evitare
- Il post-mortem non é un tribunale; è un momento per scambiare idee e riflessioni utili.
- Limitarsi a elencare i problemi senza definire azioni di miglioramento.
- Non coinvolgere tutte le parti interessate.
Post-mortem e After Action Report: due facce della stessa medaglia
Spesso si sente parlare anche di After Action Report (AAR). Il concetto è molto vicino al post-mortem, ma con alcune differenze di approccio:
- L’AAR nasce in ambito militare come strumento per analizzare esercitazioni e operazioni, ed è poi stato adottato in contesti aziendali e IT.
- Mette a confronto ciò che ci si aspettava con ciò che è realmente accaduto, evidenziando gap e lezioni apprese.
- È strutturato come un documento/report finale che raccoglie osservazioni, punti di forza, criticità e raccomandazioni.
In pratica, possiamo dire che:
- Il post-mortem è più orientato alla discussione aperta e al miglioramento di team e processi.
- L’After Action Report è la formalizzazione di quell’analisi in un documento, spesso con una struttura precisa (obiettivi, risultati attesi, risultati ottenuti, azioni correttive).
Integrare entrambi è la soluzione ideale:
- Post-mortem meeting → spazio di confronto e brainstorming.
- After Action Report → documento che cristallizza quanto emerso, utile come memoria storica per l’organizzazione.
Check-list veloce per un post-mortem/AAR efficace
- Dati raccolti (metriche, incidenti, feedback).
- Incontro con tutto il team coinvolto.
- Elenco chiaro di successi e problemi.
- Gap tra atteso e ottenuto analizzati.
- Azioni correttive definite e assegnate.
- Documento finale (AAR) condiviso con tutti.
Conclusione
Il post-mortem non è un “di più”, ma una parte integrante di ogni progetto che voglia crescere. È un investimento di tempo che si ripaga con meno errori, più efficienza e una cultura di squadra più solida.
Che tu lo chiami post-mortem o After Action Report, l’obiettivo è lo stesso: imparare dal passato per fare meglio in futuro.