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Post-mortem. Come imparare dagli errori per crescere nei progetti IT

Il post-mortem e l’After Action Report aiutano i team a imparare dagli errori, migliorare i processi e crescere in ogni progetto IT.

Post-mortem. Come imparare dagli errori per crescere nei progetti IT

Se lavori in ambito IT, in progetti complessi o anche semplicemente hai degli obiettivi da raggiungere, avrai sicuramente sentito parlare di post-mortem. È una pratica tanto semplice quanto potente, ma spesso sottovalutata.

Cos’è un post-mortem

Il termine può sembrare un po’ cupo (letteralmente significa “dopo la morte”), ma nel nostro contesto non c’è nulla di funereo. Un post-mortem è un’analisi che si fa dopo la conclusione di un progetto, un evento o un incidente per capire cosa ha funzionato, cosa no e cosa possiamo migliorare la prossima volta.

Non è quindi un processo di “caccia alle streghe”, ma un momento strutturato per imparare dagli errori e consolidare le buone pratiche.

Perché è importante

Fare un post-mortem porta diversi benefici:

  • Memoria organizzativa: evitiamo di ripetere gli stessi errori, anche se i membri del team cambiano.
  • Cultura del miglioramento continuo: non si tratta solo di chiudere un progetto, ma di crescere come squadra.
  • Trasparenza: condividere apertamente cosa non ha funzionato aumenta la fiducia interna.
  • Documentazione utile: diventa una base di conoscenza per i progetti futuri.

    Come fare un buon post-mortem

Non serve un processo complicato. Ecco alcuni passi pratici:

  1. Raccogli i dati: tempi, metriche, bug, incidenti, feedback del team.
  2. Riunisci il team: crea uno spazio sicuro dove ognuno possa esprimersi senza paura di colpevolizzazioni.
  3. Analizza cosa è andato bene e cosa no: punti di forza e punti di debolezza.
  4. Individua azioni concrete: non solo “abbiamo avuto problemi di comunicazione”, ma “per il prossimo progetto useremo uno strumento unico di tracking”.
  5. Documenta e condividi: il valore sta nel lasciare una traccia per il futuro.

Errori comuni da evitare

  • Il post-mortem non é un tribunale; è un momento per scambiare idee e riflessioni utili.
  • Limitarsi a elencare i problemi senza definire azioni di miglioramento.
  • Non coinvolgere tutte le parti interessate.

Post-mortem e After Action Report: due facce della stessa medaglia

Spesso si sente parlare anche di After Action Report (AAR). Il concetto è molto vicino al post-mortem, ma con alcune differenze di approccio:

  • L’AAR nasce in ambito militare come strumento per analizzare esercitazioni e operazioni, ed è poi stato adottato in contesti aziendali e IT.
  • Mette a confronto ciò che ci si aspettava con ciò che è realmente accaduto, evidenziando gap e lezioni apprese.
  • È strutturato come un documento/report finale che raccoglie osservazioni, punti di forza, criticità e raccomandazioni.

In pratica, possiamo dire che:

  • Il post-mortem è più orientato alla discussione aperta e al miglioramento di team e processi.
  • L’After Action Report è la formalizzazione di quell’analisi in un documento, spesso con una struttura precisa (obiettivi, risultati attesi, risultati ottenuti, azioni correttive).

Integrare entrambi è la soluzione ideale:

  • Post-mortem meeting → spazio di confronto e brainstorming.
  • After Action Report → documento che cristallizza quanto emerso, utile come memoria storica per l’organizzazione.

Check-list veloce per un post-mortem/AAR efficace

  • Dati raccolti (metriche, incidenti, feedback).
  • Incontro con tutto il team coinvolto.
  • Elenco chiaro di successi e problemi.
  • Gap tra atteso e ottenuto analizzati.
  • Azioni correttive definite e assegnate.
  • Documento finale (AAR) condiviso con tutti.

Conclusione

Il post-mortem non è un “di più”, ma una parte integrante di ogni progetto che voglia crescere. È un investimento di tempo che si ripaga con meno errori, più efficienza e una cultura di squadra più solida.

Che tu lo chiami post-mortem o After Action Report, l’obiettivo è lo stesso: imparare dal passato per fare meglio in futuro.

Bibliografia

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